1. Sport
La Provincia deve avere un rapporto di collaborazione con tutte le numerose realtà sportive presenti sul territorio.
Tale scelta si fonda sul riconoscimento che, da sempre, lo sport svolge una funzione sociale rilevante offrendo occasioni di incontro e di divertimento per il pubblico e per le implicazioni educative che da esso discendono, quando è correttamente praticato e promosso.
In tale ottica è necessario estendere e potenziare la rete di manifestazioni sportive di livello, anche per la valenza turistica che ne può derivare, in collaborazione con le Associazioni sportive e gli Enti Locali.
E’ opportuno attivare un programma sportivo che favorisca la socializzazione dei giovani,
finalizzato alla prevenzione delle problematiche legate all’adolescenza (alcool, droga e dipendenze) al contempo in grado di utilizzare lo spirito sportivo come base di insegnamento dei più sani e nobili valori quali ad esempio, la cultura dell’integrazione fra atleti disabili e non.
Un discorso particolare merita l’attenzione che la Provincia deve prestare per la crescita e la valorizzazione degli sport minori e tradizionali, tra i quali, soprattutto la pallapugno sport che più di ogni altro esprime l’identità e la peculiarità della nostra tradizione sportiva.
2. Caccia
La normativa sull’attività venatoria deve inquadrare la caccia nell’ambito di una più ampia attività di recupero degli ambienti naturali, della campagna, del patrimonio faunistico, promuovendo una gestione equilibrata tra la produzione della fauna e il suo diretto prelievo.
La gestione equilibrata del proprio patrimonio faunistico e la conseguente regolamentazione dell’attività di prelievo su di esso è l’ago della bilancia per una corretta politica di gestione delle risorse naturali e per una maggiore tutela delle coltivazioni.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita dei danni alle coltivazioni portati dalla selvaggina, sostanzialmente dai cinghiali, a cui purtroppo ha fatto riscontro una sensibile riduzione degli indennizzi alle aziende.
Questo non significa che si debba cacciare durante tutto l’arco dell’anno per eliminare il problema dei danni ma occorre che nasca una nuova volontà di cooperare fra cacciatori di cinghiali e produttori agricoli per mantenere il prelievo venatorio dentro gli ambiti previsti dai piani d’abbattimento e per allontanare gli ungulati dai coltivi, soprattutto quando si tratta di colture di pregio come quelle floricole.
La Provincia deve esercitare un’azione di regia e di controllo in modo che il mondo venatorio possa assumere un ruolo positivo nella difesa dell’ambiente e delle coltivazioni e deve adottare delle procedure d’urgenza che scongiurino il verificarsi di danni a cose e strutture salvaguardando sempre e comunque l’equilibrio faunistico.
In ogni caso deve farsi carico di indennizzare le aziende agricole elevando, al livello delle medie regionali, le quote di ristoro dei danni accertati.
La presenza di bracconieri, più grave e seria di quanto si creda, l’utilizzo di bocconi avvelenati sono problemi concreti che richiedono, da parte della Provincia, un indirizzo generale di tutela nello spirito della legge vigente.
E’ necessaria un’azione più incisiva da parte della polizia provinciale, che soprattutto negli ultimi anni è stata occupata male in attività di svolgimento di altre funzioni, nel controllo dell’attività venatoria e nel controllo generale dell’ambiente
In regioni all’avanguardia in materia di progettualità ambientale l’attività dei cacciatori è stata coordinata ed indirizzata verso il recupero dei territori abbandonati, verso la produzione di fauna autoctona allo stato selvatico, favorendo processi di sinergia ed interazione tra mondo venatorio, mondo agricolo e mondo ambientalista, cercando di trovare risorse finanziarie in grado di sovvenzionare processi economici di sviluppo.
Tutto ciò si può realizzare anche in Provincia di Imperia, coinvolgendo l’Ambito Territoriale di Caccia e il Comprensorio Alpino in una attività di progettazione a fini faunistici e di miglioramento degli habitat, proprio perché luoghi di concertazione tra il mondo venatorio, agricolo ed ambientalista, ovviamente con una azione di regia da parte della Provincia, che si deve riappropriare del proprio ruolo di indirizzo e di coordinamento.
E’ fondamentale incentivare e specializzare sempre di più il cacciatore verso il prelievo selettivo degli ungulati, tecnica che riesce con precisione a mantenere un rapporto corretto tra il capitale faunistico esistente ed il suo conseguente prelievo, nonché a migliorare il rapporto tra densità delle specie e superficie agroforestale.
Occorre rimodulare il peso politico all’interno della categoria dei cacciatori tra coloro che svolgono l’attività in squadra e coloro che vivono la dimensione venatoria in maniera individuale per dare a tutti le stesse opportunità e superare quella ingiusta prassi che di fatto ha trasformato grossa parte del nostro territorio venabile in tante piccole riserve.
3. Beni comuni di pubblica utilità
La legislatura che inizierà tra breve dovrà servire per marcare una rotta sicura a proposito della fondamentale questione dei beni di pubblica utilità. Tale tematica comprende la questione dell’A.T.O. e quindi della risorsa acqua e quella delle energie rinnovabili ed ecologiche.
E’ indispensabile che la Provincia si schieri con decisione a favore di una prospettiva che veda l’acqua come una risorsa pubblica di importanza primaria che, nell’ambito di una gestione diversificata, venga valorizzata quale bene comune indispensabile e, quindi, inviolabile. Si tratta di un’inversione di tendenza culturale, capace di mettere in chiaro il concetto fondante di diritto all’acqua. Un’ipotesi di questo tipo deve essere accompagnata da una gestione capace di limitare gli sprechi anche attraverso opere di manutenzione e con idonee campagne di informazione e sensibilizzazione. Occorre dunque assicurare una gestione della risorsa idrica adeguata alla sua considerazione di bene comune e di risorsa strategica, favorendo il coinvolgimento, come richiesto e posto in essere dalle tante amministrazioni locali aderenti alla Rete del Nuovo Municipio e alla Carta dell’Acqua, dei cittadini e degli utenti, anche attraverso la creazione di consulte di bacino o di analoghi momenti di natura partecipativa.
E’ indispensabile, inoltre, porsi il problema di una diversificazione degli approvvigionamenti idrici, con particolare riferimento a quelli ad uso irriguo. Non va inoltre dimenticato che la gestione tariffaria dell’A.T.O. dovrà tener conto delle enormi differenze tra la costa e l’entroterra, tenendo conto che una parte di tale risorsa viene captata proprio nell’entroterra.
La questione delle energie rinnovabili ed eco-compatibili deve essere messa al primo posto nell’ambito di una visione dello sviluppo economico sostenibile ma anche in considerazione dei costi crescenti del petrolio. Quello a cui si punta è infatti un’inversione di tendenza, grazie alla quale crescita, salvaguardia ambientale ed equità diventino l’articolazione di uno stesso obiettivo. La nuova Provincia di Imperia, in tal modo, potrà rappresentare un’opportunità ed un esempio per chi intende discostarsi dai mali del passato in direzione di una prospettiva radicalmente nuova. In proposito alcuni dei filoni sui quali ci si dovrà impegnare sono:
- indirizzare l’azione amministrativa, relativamente alle energie, sulle parole chiave “sole & vento”. Quindi investimento sull’energia eolica, solare e fotovoltaica da perseguire con eventuali agevolazioni aggiuntive delle amministrazioni locali a riconversioni di tale natura;
- utilizzo delle bio-masse, a scopo energetico, sempre attraverso agevolazioni a coloro i quali vanno in tale direzione. Questa ipotesi garantirebbe, tra l’altro, una rivalorizzazione dei territori boschivi.
Nell’ambito della tematica dei beni comuni bisogna anche inserire la questione delle cosiddette società partecipate. Si tratta infatti di un settore strategico, attraverso il quale vengono gestiti interessi rilevanti. Non si può nascondere l’evidenza di una proliferazione abnorme di enti, società e consigli di amministrazione. Il compito dell’Unione sarà quello di razionalizzare questa giungla e puntare solo sulle società strategiche per lo sviluppo e il buon andamento della provincia. A tal proposito, a puro titolo esemplificativo, si potrebbe prevedere la creazione di multiutilities.
Tali soggetti dovranno essere gestite in maniera trasparente e funzionale agli obiettivi definiti dalle istituzioni, garantendo la centralità del ruolo pubblico, e non come luoghi nei quali sistemare gli equilibri politici del momento. Si tratta quindi di un’impostazione nuova, che veda le istituzioni non come una meta degli aspirazioni dei singoli, ma come il luogo in cui mettere in pratica programmi ed idealità tese alla risoluzione delle problematiche collettive.
Conclusioni
Una Provincia nuova, affrancata dai difetti che l’hanno bloccata per troppo tempo.
Una Provincia che finalmente valorizzi le risorse che la caratterizzano, anziché umiliarle con politiche discutibili e sbagliate.
Una Provincia che diventi il luogo in cui la partecipazione, delle donne e degli uomini che credono in un cambiamento vero, trovi il punto di arrivo nell’azione del prossimo Presidente, della sua Giunta e di tutto il Consiglio.
Una Provincia in rete, che sappia presentarsi agli occhi del mondo come un luogo attraente ed attento alle culture più lontane, aperta all’ospitalità e alla solidarietà, riguardosa di tutte le classi di età e di censo, sicura ed in proficua pace sociale.
Una Provincia equa e ricca di opportunità, che sappia finalmente trattenere i propri giovani offrendo prospettive serie e credibili.



