La crisi economica mondiale nella quale siamo caduti continuerà a produrre effetti negativi nella nostra provincia per almeno un altro biennio e questa realistica previsione impone l’esigenza di adottare a livello provinciale nuove politiche, una nuova capacità di animazione e di sostegno della nostra economia.
Occorre mettere in campo i giusti strumenti di conoscenza e confronto per progettare lo sviluppo delle realtà produttive sedimentate negli anni, figlie della naturale vocazione territoriale, e per incentivare la crescita di nuove.
Il mondo produttivo della provincia è costituito prevalentemente da micro e piccole imprese, suddivise principalmente tra il settore agricolo, turistico, commerciale e dell’artigianato di servizio. Tutti questi settori stanno vivendo una profonda crisi che porta alla continua chiusura di aziende. Il saldo annuale sulla nati-mortalità aziendale è un saldo sempre negativo e i primi dati del 2010 confermano purtroppo che la tendenza è in netto peggioramento.
Negli anni passati la Provincia, a cui compete l’importante compito di svolgere la programmazione economica, non si è mai preoccupata delle questioni legate al lavoro e alle attività produttive, non si è mai preoccupata di produzione, di prodotti e di livelli occupazionali.
Non c’è stata la volontà di affrontare i problemi di sviluppo economico della provincia attraverso una visione di insieme per due ordini di motivi: da un lato perché, essendo completamente mancato il confronto con i rappresentati dei settori economici, è venuta meno una capacità analitica e progettuale per comprendere i termini della questione ed individuare le possibili azioni di sostegno.
Dall’altro lato, perché è proprio fuori dalla cultura di governo fin qui dimostrata dalle amministrazioni di centro destra l’idea di occuparsi dei temi economici generali per il rischio, da loro avvertito, di perdere il controllo sui possibili effetti del cambiamento.
Questa impostazione ha portato a occuparsi esclusivamente dei grandi investimenti portuali privati, realizzati da imprenditori amici, e a disinteressarsi di tutti gli altri settori economici e di tutte le altre economie locali che, nella realtà , rappresentano il principale sostegno per l’occupazione e la ricchezza del nostro territorio.
La nostra idea di sviluppo economico è un’idea di sviluppo diffuso su tutto il territorio, e non esclusivamente sulla costa, perché riteniamo questo l’unico modello che scongiura l’abbandono dell’entroterra, della sua cultura, dei suoi valori e del suo ineguagliabile patrimonio ambientale e umano.
Il nostro metodo
a) La Conferenza Economica provinciale
Nei primi tre mesi di amministrazione è necessario organizzare la Prima Conferenza Economica Provinciale, chiedendo al Ministro delle attività produttive di presenziare i lavori della conferenza e di impegnarsi affinché i progetti di sviluppo presentati dalla Provincia di Imperia possano attingere dalle risorse destinate dal CIPE alla programmazione negoziata.
b) Il tavolo permanente delle imprese e del lavoro
E’ indispensabile un confronto diretto e continuo con le rappresentanze delle categorie economiche e del lavoro sia per definire le linee principali della programmazione economica sia per cogliere i cambiamenti legati alle diverse congiunture settoriali.
c) Il patto d’intesa con la Camera di Commercio di Imperia
Occorre migliorare complessivamente il sistema dei servizi per le imprese per dare risposte adeguate agli imprenditori e accelerare i tempi e la semplificazione degli adempimenti burocratici.
Ciò significa essere concretamente vicini a chi intraprende, affinando gli strumenti di sostegno, creando un clima favorevole a chi investe, rimuovendo il più possibile gli ostacoli che spesso mortificano la voglia di fare.
Le nostre proposte per lo sviluppo
a) Ricerca e innovazione
Occorre liberare dal bilancio della Provincia importanti risorse da destinare a progetti di ricerca e d’innovazione. Il sostegno pubblico dovrà favorire processi di agglomerazione, al fine di raggiungere una scala o una dimensione adeguata alle risorse a disposizione, secondo un disegno di sistema.
b) Incentivi alle imprese
Occorre dar vita a un sistema di incentivazione all’impresa per premiare le attività a più alto valore aggiunto che siano coerenti con gli obiettivi di sviluppo del territorio, modulando l’erogazione dei contributi e dei sostegni in funzione del contenuto e adottando forme che incentivino le variazioni verso l’alto di specifici fattori come l’occupazione e il rispetto dell’ambiente.
c) Progetti e finanziamenti europei
Proprio perché nel mezzo della crisi economica è di assoluta importanza utilizzare tutte le opportunità offerte dall’Unione Europea in termini di partecipazione attiva ai programmi finanziati dalla stessa UE.
Occorre promuovere una partecipazione più attiva della Provincia alle opportunità finanziarie offerte dalle istituzioni comunitarie per attivare per davvero uno “sportello Europa” che dia consulenza e supporto al tessuto delle nostre piccole e medie imprese (che rappresentano l’economia locale) di accedere ai finanziamenti dell’UE per progetti inerenti la modernizzazione e il miglioramento tecnologico delle proprie attività produttive.
d) Integrazione turismo e prodotti agro-alimentari del territorio
Si deve favorire la cultura dello sviluppo armonico e diffuso del territorio. Il turismo ha bisogno dei prodotti del nostro territorio e l’agricoltura ha bisogno del turismo.
Occorre pertanto dar attuazione compiuta agli itinerari di prodotto introdotti dalla recente legge regionale, itinerari che sono gli strumenti più idonei per mettere in rete le varie realtà locali e per saldare quel collegamento tra costa ed entroterra che ormai è divenuto indispensabile per la strategia di sviluppo armonico dl territorio.
Le nostre produzioni agricole tradizionali hanno bisogno di marcare fortemente, attraverso le certificazioni e le denominazioni d’origine, il loro legame con il territorio e devono trovare ogni occasione per essere commercializzate e consumate direttamente sul posto.
C’è bisogno di siglare i disciplinari di produzione e di somministrazione delle nostre produzioni affinché gli stessi operatori commerciali contribuiscano alla loro valorizzazione consentendo alle stesse di diventare, come è avvenuto in altre regioni d’Italia, lo strumento più forte di promozione turistica della nostra provincia.
e) Distretto Floricolo e riqualificazione del patrimonio serricolo
La Provincia deve partecipare attivamente alla definizione della pianificazione triennale del Distretto Floricolo del Ponente Ligure sostenendo con la propria azione e le risorse di cui potrà disporre gli obbiettivi in esso indicati. Gli obbiettivi individuati nel Piano di distretto devono diventare gli obbiettivi che la Provincia persegue e sostiene nei riguardi di questo importante comparto economico, che rappresenta, in termini di addetti e di ricchezza economica prodotta su tutta la filiera, una realtà di valenza assoluta da tutelare e sostenere in tutti le forme e i modi possibili.
La nostra proposta per la riqualificazione del patrimonio serricolo abbandonato, che rappresenta da una parte un grosso problema per gli elevati costi necessari alle operazioni di smantellamento ma anche una grande opportunità per lo sviluppo di produzione di energia da fonti rinnovabili, è quella di utilizzare le strutture dismesse e improduttive come supporti per l’installazione di pannelli fotovoltaici sfruttando le famose tremila ore di sole della nostra riviera per dar vita a soluzioni di grande valenza ambientale e di riqualificazione paesaggistica delle nostre colline.
f) Centralità del lavoro
La mancanza di investimenti sulla qualità dell’impresa ha portato con sé una de-qualificazione del mercato del lavoro. E’ sempre più frequente che chi possiede un curriculum di studi elevato abbandoni la nostra provincia, perché l’offerta risponde soltanto a standard piuttosto bassi (fuga dei cervelli).
Se la strada da percorrere è quella di una liberazione dell’economia e di un rapporto rinnovato tra politica e imprese, basato sul reciproco rispetto piuttosto che sulla clientela, è necessario che si faccia strada con rinnovata forza l’idea dell’impresa come elemento capace di contribuire non solo alla crescita economica, ma anche alla crescita individuale e sociale dei propri dipendenti, in un percorso di insieme da effettuarsi con una collaborazione stretta tra operatori economici, istituzioni e parti sociali. Perché questo diventi realtà è necessario che politica, impresa e parti sociali capiscano le rispettive esigenze modellando le regole in modo che tengano conto da un lato delle giuste esigenze di competitività, dall’altro lato del fatto che l’impresa esiste in quanto parte integrante della società e come tale ha il dovere sociale di farsi carico di determinate esigenze di giustizia sociale. Le imprese, insomma, devono essere parte attiva per rendere il lavoro più sicuro e più stabile e per fare in modo che un percorso di qualità permetta di mantenere in sede i nostri giovani, perché non si capisce quale futuro si possa immaginare per una provincia che non riesce ad offrire prospettive alle sue ragazze ed ai suoi ragazzi.
Per le motivazioni, poc’anzi citate, è necessario fare alcune considerazioni sul settore strategico della formazione professionale in senso lato.
Le istituzioni devono essere in grado di progettare percorsi formativi che siano interconnessi con la realtà economica e che rappresentino un investimento finalizzato alla crescita, nella logica di una formazione permanente di qualità pensata a sostenere la creazione di nuova impresa, per dare maggiori opportunità di lavoro ai giovani attraverso veri e propri incubatori di impresa.
Per ottenere tale risultato è indispensabile che i modelli proposti non siano ancorati ad una visione passata, ma che si radichino con forza nella realtà attuale e che sappiano cogliere le esigenze e le specificità del territorio e della struttura economica. Bisogna quindi guardare con molta attenzione alle nostre particolari caratteristiche ambientali e geografiche che, se giustamente valutate, possono rappresentare un rilevantissimo gradiente per l’insediamento di nuove attività anche provenienti dagli ampi ambiti europei potenzialmente gravitanti sulla splendida parte dell’arco mediterraneo posto nella nostra provincia.
In quest’ottica sarebbe interessante utilizzare il Centro Pastore per progettare percorsi formativi in coordinamento con l’università (laboratorio permanente).
Bisogna inoltre perseguire con forza la politica tesa alla costituzione di un “Fondo per il sostegno dell’occupazione”, per trasformare il lavoro precario in contratti a tempo indeterminato di concerto con le politiche regionali e nazionali. Occorre dare completa attuazione ai provvedimenti anticrisi varati dal governo e integrare le azioni che la Regione Liguria ha posto in essere a sostegno dell’occupazione.



