giorgio

Di Pietro alla festa del PD di Torino

Da Il Fatto Quotidiano:

Torino, festa nazionale del Pd. Tardo pomeriggio, piazza Castello gremita, va in scena il confronto  tra Franco Marini, padre nobile del partito, ex sindacalista Cisl, ex presidente del Senato, e Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori.
Marini padrone di casa e Di Pietro l’alleato ospite con cui dialogare davanti al proprio pubblico, magari cercando di metterlo in difficoltà. Sferzandolo su temi a cui il militante di sinistra è più sensibile, ma cercando di portarlo comunque a “convergenze parallele” anti-berlusconiane. Elementare. Quando c’è il Pd di mezzo, spesso la cosa che appare più elementare passa attraverso l’ufficio complicazioni affari semplici.

Così Marini s’infila nel vicolo cieco dell’alleanza con l’Udc: “Dobbiamo fare tutto il possibile per portare  Casini con noi”. Per Di Pietro è gioco facile suscitare entusiasmo e raccogliere gli applausi della platea democratica: “Ma cosa cambia tra Casini e Mastella?”. Alla fine Tonino lascia piazza Castello da trionfatore, mentre il pugile avversario se ne va via col volto tumefatto, senza uno straccio di militante attorno, nessuno a chiedere una stretta di mano. Un “giovane democratico” scuote la testa e ripete a bassa voce: “Perché? Perché?! Perché continuiamo a farci del male?”.

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dario.dalmut

L’urlo di tutta una città…

Ho partecipato oggi pomeriggio alla conferenza stampa convocata dal Comandante del Museo Navale di Imperia dove è stata richiesta a gran voce l’assoluta necessità del trasferimento del Museo presso la nuova sede, e dellanusnavale necessità di trovare una forma amministrativa che gestisca la struttura.

Voglio tralasciare per ora gli aspetti prettamenti politici ed amministrativi della particolare situazione, che saranno certamente discussi approfonditamente da tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, per manifestare la grandissima emozione che ho provato nel vedere un patromonio storico e culturale immenso. Un patrimonio della Citta di Imperia e voglio significare l’immensa passione con il quale il Comandante Flavio Serafini ha esposto le proprie ragioni, i propri dubbi e le proprie istanze.

Trascrivo il comunicato n. 1 a firma delle associazioni/comitati/circoli sotto riportati e rivolto alle Autorità e  agli organi di informazione… ma io credo rivolto soprattutto alla città di Imperia affinche sappia volorizzare e difendere un patrimonio storico e culturale di grandissimo valore e prestigio.

Dario Dal Mut

L’Urlo di tutta una città

(Comunitato n. 1) 

Esprimiamo il più vivo sconcerto e disappunto per il deplorevole, grave ritardo nella ripresa degli allestimenti della nuova sede del Museo Navale Internazionale (da oltre 25 mesi è bloccato ogni intervento di prosecuzione lavori), mentre la vecchia sede di Piazza del Duomo manifesta sempre più palesi i limiti ed il degrado della vecchia struttura.

Il Museo Navale Internazionale, patrimonio della città, con una visibilità da tempo internazionale, auspicato nel tempo da ben otto sindaci, ha visto  la partecipazione ed il contributo entusiasta di migliaia di donatori, ma anche la scomparsa dal 1978 di due generazioni di Imperiesi le aspettative dei quali non possono e non devono essere tradite.

Pertanto rinnoviamo perentoriamente l’invito a completare urgentemente l’approntamento della nuova struttura, così come avvenuto per altre realtà cittadine, invito sollecitato anche dall’estero onde tacitare commenti malevoli sempre più frequenti da ogni parte d’europa e fornire finalmente una risposta ad iniziative stimolanti nel campo del turismo culturale.

 Associazione Amici del Museo Navale, Italia Nostra, Rotary Club Imperia, Lions Club Imperia, Lega Navale Imperia, Yacht Club Imperia, Associazione ex Allievi del Nautico, Compagnia de L’Arivu, Circolo Parasio, Gruppo A.n.m.i di Imperia, Collegio Capitani di L.C. e D.M., Nastro Azzurro, Unione Medaglie d’Oro di Lunga Navigazione, Cantiere Navale Quaranta, Cantiere Navale Imperia I, Comitato San Maurizio, Associazione Insegnanti di Geografia, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Porto Maurizio Yacht Club, Zonta club, FAI, Compagnia Maresca, Associazione Modellisti, Yacht Club Sanremo, Vele Storiche Viareggio, Maresca srl. Impresa Portuale, Confraternita Monte Calvario, Fidapa, Comunitas Diani, Circolo Amici della Lirica, Istituto Storico della resistenza (Anpi).

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mauro.delucis

Un nuovo inizio

In Italia la percezione che i cittadini hanno della politica è storicamente sempre stata quella di una grande lontananza: dalla società, dai problemi reali e dai cittadini stessi.
In altre parole negli anni precedenti al berlusconismo molti cittadini pensavano che la politica di alto livello – quella dei partiti di Roma – predicasse bene ma razzolasse male, essendo composta da molti dirigenti che tra gli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta aveva sfruttato la propria posizione per arricchirsi a spese dello Stato, e quindi di tutti.
Con la famigerata “discesa in campo” di Silvio Berlusconi e a causa dei sedici anni che ne sono seguiti, nella maggioranza dei quali ha governato Berlusconi stesso, la percezione della politica da parte degli italiani è cambiata portando molti a ritenere questa fase della cosiddetta “seconda” Repubblica peggiore della “prima” (quando in realtà ne è la semplice prosecuzione sotto un’altra forma) e spingendoli ad allontanarsi dalla politica stessa.
Per rendersi conto di questo fatto è sufficiente verificare l’aumento dell’astensionismo che si è verificato negli ultimi anni: alle elezioni politiche nazionali – quelle più sentite e alle quali partecipa il maggior numero di elettori – dal 1992 a oggi è stato perso il 7% dei votanti. Sette punti percentuali sembrano pochi, ma rappresentano circa tre milioni e mezzo di persone.
Perché è avvenuto questo? Perché su carrozzone della politica oggi non salgono più solo i nani e le ballerine di craxiana memoria ma anche un gran numero di persone che sono corrotte o legate a interessi privati fin dal loro ingresso nel mondo dell’amministrazione pubblica.
E a questo punto un semplice cittadino confuso dal contrasto tra ciò che vede con i suoi occhi (cioè un aumento della corruzione e degli interessi privati tra i politici che lo rappresentano) e ciò che gli propinano gli organi di comunicazione controllati dal governo (quasi tutti, tra televisioni e giornali) come può comportarsi? Ovviamente se non è fortemente motivato si allontanerà e deciderà di astenersi perché come dicono molti: “Tanto sono tutti uguali”.

Considerata la situazione e in previsione delle elezioni amministrative che nel 2011 si svolgeranno in molti comuni dell’imperiese e con una netta valenza politica per quanto riguarda la città di Diano Marina, il coordinamento  dell’Italia dei Valori considera che è necessario mostrare agli elettori che il centro sinistra possiede almeno queste tre proprietà:

  1. è vicino ai problemi dei cittadini
  2. è unito contro la corruzione e l’illegalità
  3. ha un programma elettorale comune

I primi due punti sono ovvi: chi si oppone al berlusconismo non può arrivare a nulla se non si fa carico di ascoltare i cittadini (che sono poi elettori), di pensare a soluzioni pratiche per i loro problemi, di eliminare i corrotti e gli  incapaci dalle pubbliche amministrazioni e se non lotta contro la concezione personalistica ormai invalsa in politica per cui un esponente di partito conta solo per il potere che ha e non per le idee che esprime.

Il terzo punto deve essere la base di partenza per la realizzazione degli altri due, deve quindi dare un’idea di e definire un elenco di valori e idee che fanno parte di un patrimonio condiviso dal centro sinistra, al di là quindi delle differenze che giustamente esistono tra partiti differenti.

Per quanto riguarda il comune di Diano Marina il coordinamento ha rilevato come le giunte guidate dal sindaco Basso in questi anni non abbiano affatto risolto i problemi della città ma anzi ne abbiano causati di nuovi, andando sempre di più a incidere nelle casse del comune e quindi nelle tasche dei cittadini.

In particolare si pensi:

  1. alla scandalosa gestione della GM della quale il coordinamento si occuperà in dettaglio nel prossimo futuro
  2. al problema della portualità (relativamente a tutto il golfo)
  3. alla situazione della distribuzione dell’acqua che deve essere assicurata come “non a fine di lucro” nello stesso statuto del comune
  4. alla destinazione della caserma Camandone, nella prospettiva di un utilizzo idoneo di cui possa benefiaciare l’intera comunità del Gofo Dianese anche per l’accrescimento delle presenze turistiche
  5. alla necessità di una sistemazione serie della rete fognaria e della acque bianche del comune anche nell’ottica del raddoppio delle presenze nella stagione estiva
  6. all’avvio ormai imprescindibile di una seria politica di raccolta differenziata dei rifiuti, anche in questo caso nell’ottica del raddoppio delle presenze nella stagione estiva
  7. al trattamento riservato al comandante della polizia municipale Daniela Bozzano, che è già costato molto denaro pubblico sprecato dal sindaco in una causa inutile e pretestuosa.

Il Coordinamento cittadino dell’Italia dei Valori per Imperia e il Golfo Dianese

Mauro Delucis, coordinatore

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giorgio

Arriva il capo del circo equestre, perché Gheddafi non pianta la tenda all’Aquila?

berlusconi-gheddafiEcco i motivi della nostra protesta

Da oggi inizia una due giorni del capo clown Gheddafi, fatta di menzogne e di insulti al nostro paese, fatta di ritardi rispetto al protocollo di qualsiasi cerimoniale organizzato e di spese inutili per far correre i cavalli del rais libico dentro un centro sportivo delle forze armate italiane.
Il tour “all inclusive” che il governo offre a Gheddafi comporterà un notevole aggravio di spesa per il Ministero della difesa e dell’interno: chi pagherà per la tenda di Gheddafi? Forse chi vive ancora in una tenda, non per scelta e senza amazzoni, all’Aquila? Perchè il leader libico non è andato a piantare la sua tenda là fra gli sfollati? Avrebbe trovato un’altra Italia rispetto a quella di finta deferenza che gli si prospetterà.
Ma non è solo in termini economici che da due anni continuiamo a pagare una sudditanza riverente alla Libia: anche i nostri principi umanitari, il nostro stato di diritto verranno messi da parte per accogliere il capo di uno stato che non ha firmato la Convenzione di Ginevra sui diritti umani, che ha chiuso l’ufficio Onu per i rifugiati e che ogni anno deporta immigrati disperati nei campi di concentramento creati nel deserto libico.
Di tutto questo il governo ne dovrà rendere conto ai cittadini che soffrono la fame per la crisi delle imprese e la precarietà del lavoro. Chiediamo al governo, ai Ministri degli Esteri e della Difesa “gheddafiani” Frattini e La Russa, di venire a riferire davanti al Parlamento,
A Gheddafi manifesteremo tutto il nostro dissenso per non aver mantenuto i patti dei rimborsi per i rimpatriati che da 40 anni attendono il loro risarcimento, per non aver aderito al riconoscimento dei diritti umani, per aver lasciato morire centinaia di rifugiati respinti dalle coste libiche e segregati in mezzo al deserto.
Manifesteremo contro la sua volontà di offendere sempre il nostro paese e di trovare d’accordo, nell’offesa, siglato con un baciamano, Berlusconi e Fratini.
Manifesteremo soprattutto contro la decisione del governo pduista, nonchè di alcuni amici del Pd, di regalare, con l’accordo di due anni fa e tuttora in vigore, 5 miliardi per costruire strade libiche, mentre al nostro paese sono stati tagliati i soldi per ricostruire le case per i terremotati, per salvare società in crisi come la tirrenia, per finanziare le forze dell’ordine o per assumere i precari della scuola.
Manifesteremo perché quei soldi potevano essere utilizzati per migliorare la sanità e invece chiuderanno le strutture periferiche. Manifesteremo perché i lavori li faranno i soliti noti, le imprese amiche del premier, gli amici degli amici della cricca e dei furbetti del quartierino.
Ecco perché l’Italia dei Valori manifesterà lunedì e martedì, fino a quando Gheddafi non se ne ritornerà nel suo tesoretto libico. Deve sentire che questo paese, che ha una memoria storica e un senso dello stato molto più profondo del governo impresentabile che lo dirige, questo paese non gli è amico, e noi glielo ricorderemo.
L’Italia e’ un paese libero e civile, che non fa affari e che non si prostra ai dittatori.
Finora Gheddafi ha trovato “amici” che sono contro la costituzione, come questo centrodestra o come “gheddafiani” antelitteram tipo D’Alema, che ancora oggi non capiamo, ma saprà che esiste anche un popolo civile, che crede nel rispetto dei diritti umani, nella democrazia, nello stato legale e di diritto.

www.italiadeivalori.it

——

Il Senatore Stefano Pedica, guiderà una delegazione dell’Italia dei Valori e di rappresentanze dei lavoratori delle aziende in crisi, in una serie di appuntamenti paralleli al tour di Gheddafi:
-ore 16.30, protesta di fronte a Accademia Libica, Via Cortina D’Ampezzo (zona Cassia)
-ore 17.30, verranno piantate le “tende della legalità” di fronte alla residenza dell’ambasciatore libico, Via Cortina D’Ampezzo
-ore 21, protesta di fronte alla caserma dei carabinieri “Tor di Quinto”
- al termine della manifestazione alla caserma rientro presso le tende antistanti residenza ambasciatore libico e pernottamento per l’intera notte.

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willycoyote

Licenza da revocare alla Porto di Imperia…

FONTE: ilsecoloxix.it

di: Loredana Grita

Un semplice suggerimento, quello dell’autorità marittima, («un atto dovuto», conferma il comandante della Capitaneria di Porto Gianpaolo Conti) al pari di quello che circa un mese prima, il 22 giugno, aveva formulato l’ingegner Roberto Boni, presidente della Commissione collaudo scrivendo alla Porto di Imperia spa.

Ancora nubi sulla Porto di Imperia Spa. Dopo la Commissione di collaudo e vigilanza sulle opere marittime delScajola-e-il-porto-milionario-435x308 costruendo porto turistico di Imperia, anche la Capitaneria di Porto, a metà dello scorso mese di luglio, aveva scritto in Comune suggerendo all’amministrazione comunale di valutare l’ipotesi di una revoca della concessione demaniale marittima in capo alla società mista pubblico-privata che ha progettato e, tramite Acquamare, sta costruendo il maxi scalo da oltre 1300 posti barca. Un semplice suggerimento, quello dell’autorità marittima, («un atto dovuto», conferma il comandante della Capitaneria di Porto Gianpaolo Conti) al pari di quello che circa un mese prima, il 22 giugno, aveva formulato l’ingegner Roberto Boni, presidente della Commissione collaudo scrivendo alla Porto di Imperia spa e per conoscenza il presidente della Giunta Regionale Claudio Burlando, il sindaco di I Imperia, Paolo Strescino, alla Capitaneria di Porto diretta dal comandante Gianpaolo Conti, e alla Procura della Repubblica di Imperia con a capo Bernardo Di Mattei.

In quella circostanza la Commissione – la stessa che all’atto della sua costituzione fu presieduta, ma solo per un paio di mesi, da Angelo Balducci, allora potente presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e oggi tra i personaggi chiave dell’inchiesta sulla cosiddetta “cricca” dei grandi appalti – aveva ritenuto necessario sospendere le proprie attività, provvedendo alle idonee comunicazioni al sindaco del Comune, alla Capitaneria di Porto ed agli altri enti di controllo interessati, aveva anche demandato ai competenti uffici di valutare l’opportunità di procedere all’avvio del procedimento di decadenza del titolo concessorio in base a quanto stabilito dall’art. 47 lett.f) del Codice della Navigazione.

In due successive riunioni ufficiali, il Comune, socio al 33 per cento della Porto di Imperia aveva esortato la società a fornire tutta la collaborazione possibile alla Commissone di Collaudo. «Abbiamo chiesto alla società del porto di mettere la Commissione nella condizione di lavorare», aveva dichiarato all’epoca l’assessore all’Urbanistica e ai Porti Luca Lanteri che ieri ha ribadito il concetto.

Le contestazioni a suo tempo mosse dal presidente Boni riguardavano la carenza della documentazione contabile (richiesta ripetutamente) relativa alla realizzazione delle opere a mare ripetutamente chiesta alla società costruttrice: Acquamare srl, ha speso, per le opere a mare, molto più di quanto previsto dal piano finanziario: le somme indicate nel quadro economico di sintesi delle opere marittime, sono lievitate da 30 ad oltre 145 milioni di euro.

A questo proposito la società aveva sostenuto di aver «sempre rispettato i propri obblighi sostanziali e documentali, realizzando un’opera migliore dal punto di vista tecnologico ed ambientale con un maggior esborso di mezzi propri, senza alcuna richiesta di contributo pubblico».

Risposte che in maniera più circostanziata verranno fornite il prossimo 7 settembre direttamente alla Commissione di collaudo e vigilanza per le opere marittime che in quella data, dopo l’autosospensione di giugno, riprenderà la propria attività tornando a riunirsi.

Un passaggio importante per il futuro del porto turistico in costruzione, un passaggio in cui l’ingegner Francesco Bellavista Caltagirone, i suoi tecnici e i sui legali spiegheranno ai controllori della Commissione di collaudo, che ha già valutato l’opera dal punto di vista tecnico concedendo il nullaosta, da dove nasce la lievitazione dei costi che hanno fatto sballare le previsioni di spesa.

Tra le motivazioni, probabilmente i privati punteranno sulla data del piano finanziario della maxi opera: antecedente all’avvio reale dei lavori. Altra tesi potrebbe riguardare i preventivi di spesa, forse inadeguati ai prezzi di mercato che la società ha dovuto poi sostenere, senza contare che in corso d’opera potrebbero essere stati scelti materiali più costosi, scelte che hanno inciso sul costo dell’intervento.

Adesso la parola passa ad Acquamare e alla Porto di Imperia spa che dopo aver querelato l’ingegner Boni accusandolo di aver arrecato un danno all’immagine delle società, auspicano un ritorno a rapporti più sereni.

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redazione

Infiltrazioni mafiose. Una architettata cospirazione?

VENTIMIGLIA – L’accusa avanzata da un settimanale della Riviera ligure di ponente proprio nel giorno in cui al magistrato antimafia di Gela Anna Canepa veniva conferito il maggior premio cittadino.

Per uno dei più importanti giornalisti dell’imperiese la Casa della Legalità, vicina allo schieramento politico di opposizione è al centro di torbide manovre calunniatorie

 “ Le ultime vicissitudini fanta- giudiziarie che hanno portato la Casa della Legalità a chiedere lo scioglimento del Consiglio Comunale di Ventimiglia ……per presunte infiltrazioni mafiose legate agli ormai celeberrimi voti dimafia scambio….sarebbero dunque, secondo alcune indiscrezioni, il risultato di una ben architettata cospirazione…” con queste dure parole il settimanale matuziano “ La Riviera” attraverso la penna di uno dei suoi giornalisti di punta, quel Fabrizio Tenerelli direttore tra l’altro del quotidiano web Riviera24, direttamente riferibile alla curia vescovile di Sanremo, accusa apertamente il gruppo di uomini politici locali, pur senza menzionarli individualmente, riferibili allo schieramento politico di centro- sinistra, oggi all’opposizione sia nell’imperiese che a livello nazionale. Secondo il più venduto settimanale della provincia dell’estremo ponente ligure, cioè, i politici “ democratici” ed i loro alleati sarebbero null’altro che al soldo di un imprenditore, o di una ristretta cricca di imprenditori il cui obiettivo sarebbe quello di far cadere anzitempo la giunta Scullino che regge da qualche anno le sorti della città di confine. Da qualche mese, dopo la maxi- retata anti- ‘ndrangheta che ha visto anche in Liguria l’arresto di vari personaggi d’origine calabrese di primo piano nell’organizzazione mafiosa, si vocifera sull’inquinamento criminale di alcune amministrazioni del ponente ligure. Tra i politici più chiacchierati l’ex Vice- Sindaco di Ventimiglia Vincenzo Moio, ai tempi uno dei capi di mafiaspaAlleanza Nazionale nell’intemelio, originario di Taurianova ed imprenditore nella vita di tutti i giorni. Sinora, però, in capo a Moio non risultano esserci procedimenti giudiziari in corso. Ha fatto pure scalpore nello scorso mese di giugno la richiesta, avanzata al Prefetto di Imperia da parte dei Carabinieri, di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio Comunale di Bordighera. Nella città turistica dell’estremo ponente ligure infatti sono stati arrestati vari componenti della famiglia Pellegrino, imprenditori edili nel ramo delle escavazioni, accusati non solo di traffici illeciti di giovanissime adolescenti importate dalla Romania per farle prostituire nei locali notturni della Riviera dei Fiori, ma anche di violente pressioni nei confronti di alcuni politici bordigotti per costringerli a concedere loro l’autorizzazione all’apertura di una sala- giochi. La ditta Pellegrino a Ventimiglia ha collaborato con il gruppo imprenditoriale Cozzi- Parodi nella costruzione del nuovo approdo turistico. Per il giornale matuziano, dunque, nella sinistra ventimigliese, il cui maggior esponente è Sergio Scibilia del Partito Democratico oggi consigliere regionale, allignerebbero i peggiori professionisti dell’anti- mafia, quelli sempre pronti alla calunnia che, a loro volta, nasconderebbero inconfessabili volpi sotto l’ascella. Tenerelli però non cita, nell’articolo, le fonti da cui ha tratto tanti sospetti ne offre lo straccio di una prova ai suoi assunti. Il tutto, forse è solo una casualità, avviene mentre, approfittando della Festa patronale cittadina, a Ventimiglia viene conferita in Cattedrale la massima onorificenza locale ad Anna Maria Canepa, noto magistrato anti- mafia, originaria della città di confine ma genovese per formazione professionale che per un certo tempo, recentemente è stata Procuratrice della Repubblica a Gela, una delle maggiormente note città di mafia, a capo di un pool di “ giudici- ragazzine”, con tutto il rispetto.

Sergio Bagnoli

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willycoyote

Infiltrazioni ‘ndrangheta a Bordighera: POOL forze dell’ordine affiancherà Commissione Ispettiva.

FONTE: Riviera24.it

Bordighera – Compito delle forze dell’ordine sara’ quello di affiancare la commissione nel certosino lavoro di disamina delle migliaia di pratiche edilizie e di appalti pubblici, dietro le quali potrebbero nascondersi gli eventuali legami tra malavita e politica.

Un pool di forze dell’ordine – diretto da un ufficiale dei Carabinieri di Imperia e un ufficiale della Guardia di Finanza diGdF Genova, assieme a un vice Questore aggiunto della Questura di Imperia – affianchera’ la Commissione Ispettiva ministeriale, incaricata di valutare la presenza di eventuali infiltrazioni mafiose all’interno del Comune di Bordighera, oggetti di un’inchiesta della magistratura, su presunti legami della malavita organizzata con l’amministrazione retta dal sindaco del Pdl, Giovanni Bosio. In particolare, si parla dei classici ‘voti di scambio’.

PoliziaAd annunciarlo e’ il vice Prefetto di Imperia, Biagio De Girolamo, appartenente alla Commissione Ispettiva – insediatasi, il 4 agosto scorso – della quale fanno parte anche i funzionari: Michele Sicuro, direttore della Ragioneria di Savona, con Marco Di Giovanni della Prefettura di Imperia. Compito delle forze dell’ordine sara’ quello di affiancare la commissione nel certosino lavoro di disamina delle migliaia di pratiche edilizie e di appalti pubblici, dietro le quali potrebbero nascondersi gli eventuali legami tra la malavita organizzata e la pubblica amministrazione. A loro, ad esempio, il compito di legare il nome o i nomi di determinati imprenditori alla malavita, nello specifico la ‘ndrangheta.

Carabirieri‘La nostra Commissione – spiega De Girolamo – lavorera’ per tre mesi, fino al 4 novembre; salvo richiesta di proroga di altri 3 mesi’. La presenza, in Comune a Bordighera, soltanto di uno dei tre ispettori (De Girolamo, in questo caso) ha sollevato un po’ di polemiche sull’operato della Commissione.

‘La Commissione non lavoro sul posto a pianta stabile – spiega De Girolamo – e non e’ indispensabile la sua presenza al completo. Il nostro compito si risolve nella richiesta al Comune di determinati documenti, che una volta acquisiti, con i tempi tecnici necessari, possono essere esaminati anche in altra sede. Noi, come Commissione, continuiamo a incontrarci e a scambiarci pareri e valutazioni anche via mail, ma non dobbiamo per forza recarci tutti e tre in Comune’.

Ma le verifiche delle forze dell’ordine non si limitano alla sola provincia di Imperia. E’, infatti, probabile che si apriranno stretti legami di collaborazione con le autorita’ dei Comuni di Arenzano (Genova) o Pavia – ed altri magari, al momento ancora sconosciuti – dove sono aperte analoghe inchieste. Obiettivo: ad esempio, verificare, attraverso controlli incrociati, l’operato di una ditta di Bordighera in uno dei Comuni ‘a rischio’ o viceversa. Se, infatti, si dovesse scoprire che una delle ditte nel mirino ad Arenzano, soltanto per portare un esempio, avesse vinto degli appalti anche a Bordighera, cio’ potrebbe essere ritenuto un buon punto di partenza a livello investigativo.

di Fabrizio Tenerelli

27/08/2010

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giorgio

“Con questi dirigenti non vinceremo mai…”

veltroni+topo_gigio_03Veltroni e Bersani da un paio di giorni si dilettano nell’utilizzo di quello che sembra bersanidormeessere diventato il principale strumento di comunicazione politica dei dirigenti Pd agli elettori: la lettera aperta ai direttori dei quotidiani.
Ha cominciato l’ex sindaco di Roma il 24 agosto sul Corriere della Sera. “Scrivo al mio Paese e vi dico cosa farei”, questo il titolo di una lettera che sembra più il manifesto di un personaggio esterno alla vita politica che si prepara a scendere in campo piuttosto che il punto di vista dell’ex segretario dei Ds e del Pd che da decenni partecipa ai massimi livelli della vita politica italiana. Non aggiungo una parola all’editoriale di Travaglio dal titolo “Giri di Walter”. Nulla di particolare contro Veltroni, probabilmente migliore come sindaco che come dirigente di partito, ma pensare di resettare gli errori politici degli ultimi anni con un semplice periodo di silenzio e una lettera al Corriere mi sembra veramente troppo.

L’apice però è arrivato con la pronta risposta di Bersani che stamane ha pubblicato una lettera su Repubblica. Anche qui l’incipit è un’analisi dei risultati del cosiddetto “berlusconismo”, senza alcun riferimento al fatto che il ventennio di regime arcoriano è in massima parte responsabilità della storica dirigenza del Pd, Bersani compreso. D’altra parte ciò che lascia veramente allibiti è la pervicacia con la quale l’attuale segretario democratico si ostina ad immaginare la proposta politica futura. Prima, responsabilmente, manifesta la disponibilità del Pd a sostenere un eventuale governo di transizione al fine di affrontare la riforma della legge elettorale. Poi, improvvisamente, la proposta: “un’alleanza democratica per una legislatura costituente”, “una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un’altra collocazione”. Insomma, la santa alleanza contro Berlusconi; il Pd con l’Udc di Casini e Cuffaro, con Rutelli, con Fini, con Raffaele Lombardo, chissà magari anche la Lega (significativo il riferimento ad un “federalismo concepito per unire e non per dividere”). Una coalizione nella quale, è evidente, non ci sarebbe spazio per l’Italia dei Valori e per tutte le espressioni della sinistra, a partire da Vendola. Un pot pourri elettorale che riecheggia vagamente i fasti democristiani.

Contraddittorio che dopo aver lanciato questa proposta, Bersani invochi “l’impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste”. Quali forze progressiste? L’Udc? L’Api? L’Mpa? La Lega?

Dopo anni di sconfitte su tutte le competizioni elettorali possibili e un’emorragia di voti che in altri paesi spingerebbe alle dimissioni anche i più ostinati dirigenti di partito, Bersani, D’Alema & Co. continuano a lavorare per dare sponde alle forze insane del panorama politico italiano, senza rivolgersi minimamente a quella parte di Italia che da anni si oppone a Berlusconi, quella stessa parte che da anni non trova una proposta elettorale in grado di entusiasmarla. Nessun riferimento alle primarie aperte, unico strumento che potrebbe scaldare il cuore dell’elettorato, nessun riferimento ai punti programmatici.

soniaalfano1Mi chiedo se Bersani prima di lanciare la sua proposta si sia posto una domanda: la base del suo partito, gli iscritti al Pd, gli elettori effettivi e potenziali del centrosinistra, vogliono una coalizione che si propone come alternativa di governo costruita sull’antagonismo a Berlusconi, costruita con quelle che per 20 anni sono state le sue principali stampelle, senza che sia ipotizzabile una qualche convergenza programmatica? Ma si sa, l’idea di catturare l’elettore “moderato” è un buon alibi per consegnare a Berlusconi il paese, l’impunità e, perché no, la presidenza della Repubblica.

di Sonia Alfano (eurodeputata IdV)

da Il Fatto Quotidiano

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willycoyote

“Contro B. scendo sempre in piazza”…

Antonio Di Pietro risponde all’appello di Flores per la manifestazione…

FONTE ” il Fatto Quotidiano” di oggi;dipbfatt

FONTE: www.antoniodipietro.it

IL FATTO QUOTIDIANO: Presidente, ha letto l’appello di Flores per organizzare i primi di ottobre una manifestazione unitaria contro il governo Berlusconi? Voi che fate?
ANTONIO DI PIETRO: Bè, in questo caso arriva secondo, perché già da tempo è stato lanciato, sia dai movimenti che dal Popolo Viola, l’appuntamento del due ottobre. Sono contento che parteciperà anche lui.

IL FATTO QUOTIDIANO: Con lei presente…
ANTONIO DI PIETRO: Vede, è dal primo giorno di legislatura che ci battiamo, quindi trovo assurdo che mi debba vergognare di portare in piazza le nostre bandiere. E noi, più che al ribasso puntiamo al rialzo.Di Pietro

IL FATTO QUOTIDIANO: Tradotto?
ANTONIO DI PIETRO: Non intendiamo escludere nessuno. Sono tutti invitati. Cittadini con la bandiera dell’Italia, del partito del cuore, la fascia tricolore, il libretto universitario.

IL FATTO QUOTIDIANO: Anche una zappa nel caso di lavoratori della terra…
ANTONIO DI PIETRO: Perfetto, basta evitare il forcone. Perché vede, ho detto tutti, senza cadere in quella forma masochista e sofferente di presentare le manifestazioni. Della serie: si deve venire ma senza giacchetta o un pantalone di un certo colore.

IL FATTO QUOTIDIANO: Insomma l’importante è fare massa?
ANTONIO DI PIETRO: Più siamo e meglio è, anche di altri partiti.

IL FATTO QUOTIDIANO: Compresi i finiani?
ANTONIO DI PIETRO: Questo è l’errore mastodontico del Pd: fare un accordo con Fli.

IL FATTO QUOTIDIANO: Qual è il rischio?
ANTONIO DI PIETRO: Loro, insieme all’Udc, vogliono sconfiggere il centrosinistra. Per questo dargli la possibilità di strutturarsi o dargli credibilità, vuol dire metterli in condizione di vincere contro di noi.

IL FATTO QUOTIDIANO: Quindi non si fida dello strappo di Bocchino&Co?
ANTONIO DI PIETRO: Senta, di finiani cuor di leone, non ne ho ancora visto uno. Pensi al voto su Caliendo, quando sono scappati tutti. A loro interessa solo restare in Parlamento il più a lungo possibile e mantenere una forza di interdizione.

IL FATTO QUOTIDIANO: E i casiniani?logo-big-beta
ANTONIO DI PIETRO: Loro vogliono creare un terzo polo, altro che alleanza con il centrosinistra.

IL FATTO QUOTIDIANO: Sta dicendo nessun dialogo, a prescindere dall’offerta sul tavolo?
ANTONIO DI PIETRO: Questo è un sistema bipolare dove si sta o di qua o di là. Chi sta in mezzo fa la prostituta, e segue chi offre di più. Non solo…

IL FATTO QUOTIDIANO: Dica…
ANTONIO DI PIETRO: Oggi ci sono le condizioni ottimali per vincere la partita di Berlusconi e togliercelo finalmente di mezzo.

 IL FATTO QUOTIDIANO: Descriva lo scenario…

ANTONIO DI PIETRO: Semplice: nel caso di voto, Fini non potrà mai andare con Berlusconi, ma neanche con la sinistra, perché non lo voterebbe neanche sua madre. Quindi farà una realtà a sé. Casini resterebbe al centro. Ed ecco riproporre a livello nazionale lo stesso schema della Puglia.

FloresIL FATTO QUOTIDIANO: Di lei si è sempre detto “figlio” di una cultura di destra. Eppure adesso appare strenuo difensore del modello centrosinistra.
ANTONIO DI PIETRO: Mi sento un uomo post-ideologico, un liberale dentro che guarda ai valori come la legalità, la solidarietà, il pluralismo dell’informazione. E scelgo di stare da questa parte perché si difendono i soggetti più deboli. E non crede sia giusto ottenere certe facilitazioni…

IL FATTO QUOTIDIANO: Tipo?
ANTONIO DI PIETRO: Il professore giusto, il medico adatto, o un appartamento a Montecarlo…

IL FATTO QUOTIDIANO: Il 2 ottobre scenderanno in piazza anche Pd e Sel?
ANTONIO DI PIETRO: Non lo so. Noi stiamo dando il nostro contributo. E non mi faccio dire dall’ultimo arrivato ‘vengo anche io ma i partiti devono restare a casa’. Perché tutte le volte che si chiama il popolo per liberarsi del piduista, partecipo. E non chiedo qual è il colore dell’idea di chi lo promuove. Forse non è chiaro: ma stiamo vivendo un dramma politico, economico e istituzionali. Quindi che sia Flores o ‘Faunes’, a lanciare l’appello, io ci sono comunque. E non mi ingelosisco. Vuole un esempio?

IL FATTO QUOTIDIANO: Prego…festaidvdava
ANTONIO DI PIETRO: L’IdV dal 17 al 19 settembre organizza a Vasto un’assemblea programmatica. E la apre a tutti.

IL FATTO QUOTIDIANO: Compresi i finiani…
ANTONIO DI PIETRO: Magari venissero, ma le ripeto: quelli hanno in mente un altro progetto.

IL FATTO QUOTIDIANO: Ma nel Pd non l’hanno capito…
ANTONIO DI PIETRO: Gli elettori sì, visto il nostro continuo guadagnare voti.

IL FATTO QUOTIDIANO: I dirigenti un po’ meno…
ANTONIO DI PIETRO: Quando li avremo all’altezza dei loro elettori, glielo saprò dire.

IL FATTO QUOTIDIANO: Senta, ma non c’è il rischio di inflazionare ‘l’arma-manifestazione’?
ANTONIO DI PIETRO: L’alternativa è il nulla. E Berlusconi vuole il nulla dall’altra parte. Così ogni giorno può lanciare i suoi dossier, e spostare l’attenzione.

IL FATTO QUOTIDIANO: Lei ha dichiarato che il Pdl ha paura delle elezioni?
ANTONIO DI PIETRO: No, Berlusconi vuole solo il tempo di disfarsi di Fini.

IL FATTO QUOTIDIANO: Ce la farà?
ANTONIO DI PIETRO: Vediamo, intanto ha fatto un grande errore.

IL FATTO QUOTIDIANO: Chi, Fini?
ANTONIO DI PIETRO: Sì, non ha immediatamente chiarito i fatti di Montecarlo. Disapprovo questo killeraggio da regime, ma allo stesso tempo ci si difende con i fatti. Questo non dire lo rende complice.

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giorgio

Il fronte anti-Mondadori è sul web

banner_mondadori_2_smallParte dal web la campagna di sensibilizzazione e boicottaggio contro la casa editrice di Segrate. Grazie a una legge “ad aziendam” varata dal Parlamento, la Mondadori potrà estinguere un antico contenzioso con il fisco pagando il 5% della somma dovuta, arrivando a risparmiare 350 milioni di euro. L’animatore della campagna è Gianfranco Mascia, uno che se ci fossero gli oscar dell’antiberlusconismo, meriterebbe una menzione d’onore. Il coordinatore dei comitati BO.BI, Boicotta il biscione, ha lanciato attraverso il sito www.mondadorinograzie.org una petizione online attraverso cui sarà possibile scrivere ai propri autori preferiti che lavorano con la Mondadori di non pubblicare più per la casa editrice. Attraverso un form online sarà possibile esprimere il proprio disappunto direttamente ai vari Carlo Lucarelli, Roberto Saviano, Vittorio Zucconi e a tutta la scuderia di scrittori che, nonostante abbiano il cuore a sinistra, continuano a scrivere per l’azienda di Marina Berlusconi.
A partire da settembre la campagna dal web si sposterà nelle piazze. Il comitato ha infatti intenzione di organizzare manifestazioni e volantinaggi davanti alle librerie per sensibilizzare l’opinione pubblica a non comprare libri Mondadori.

da Il Fatto Quotidiano


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